25 aprile, celebrato solennemente il 69° anniversario della Liberazione nazionale dedicato a Ivano Tognarini

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È il giorno in cui i ricordi ritornano memoria, il 25 aprile di oggi a Firenze, il giorno in cui gli anziani, con i loro fazzoletti al collo da ex partigiani o deportati, si sentono di nuovo protagonisti. In questa città, medaglia d’oro al valor militare perché si è liberata da sola, l’11 agosto 1944, l’orgoglio della storia ha voluto come protagonisti anche alunni e studenti delle scuole.
Firenze ha ricordato solennemente nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio il 69° anniversario della Liberazione nazionale, nel ricordo di Ivano Tognarini presidente dell’Istituto Storico della Resistenza della Toscana deceduto nel marzo scorso. Dopo i saluti del vicesindaco Dario Nardella – che ha chiesto ai presenti un minuto di raccoglimento in memoria di Tognarini – e del presidente dell’Anpi Silvano Sarti la prolusione ufficiale è stata tenuta dal professor Simone Neri Serneri, ordinario di storia contemporanea presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Siena e nuovo direttore dell’Istituto Storico della Resistenza in Toscana.
«A settanta anni di distanza – ha detto il professor Neri Serneri – il ricco calendario di iniziative organizzati hanno senso se siamo consapevoli che la memoria non va mantenuta viva ma va coltivata. Non una pianta da proteggere, ma semi da gettare guardando al terreno, al clima, insomma alla società e al tempo in cui viviamo, altrimenti non danno frutti. Per questo la lotta di allora, con le sue specificità che non si riproducono, ha però un valore generale, perché ha generato valori e regole».
Poi un richiamo all’Europa e all’iniziativa organizzata dal Circolo Reims denominata ‘Festa della Liberazione europea’. «Ecco – ha proseguito Neri Serneri – noi siamo davanti a questa sfida: avere ben chiaro che la nostra Resistenza, la nostra Liberazione erano già allora un pezzo integrale della storia d’Europa. Dobbiamo assumere l’Europa e la sua storia, allora come oggi, come nostra storia, nei suoi grandi risultati come nelle sue tragedie: il fascismo, il colonialismo, il socialismo autoritario, il nazionalismo nei suoi vari travestimenti. Se facciamo fino in fondo i conti con quella storia – e noi italiani per primi non l’abbiamo fatta né con la nostra, né con la storia del continente e invece questo è il compito che tutti abbiamo davanti, come istituzioni, istituti di cultura, docenti e studenti – le regole che ci siamo dati rischiano di essere sterili, di rimanere un’esperienza bellissima, ma ormai appartenuta ad un altro tempo. Invece, se sapremo farci promotori, insieme ai nostri concittadini europei di una riflessione profonda su quanto ancora di quella storia ci portiamo dietro, sulle eredità che ci ha lasciato, su quante tensioni all’interno e preclusioni verso l’esterno ancora essa alimenta, certamente saremo in grado di dire che i valori, i principi, le regole che ci siamo dati il 25 aprile di settant’anni sono ancor quelli dei nostri tempi».
Il programma di celebrazioni del 25 aprile è iniziato in piazza dell’Unità Italiana, dove sono state deposte corone al monumento ai Caduti di tutte le guerre, alla presenza delle autorità civili, militari e religiose, con i gonfaloni del Comune di Firenze, della Regione Toscana e della Provincia di Firenze, la bandiera del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale del Corpo Volontari della Libertà e i labari delle associazioni dei partigiani. Sono state lette preghiere da parte di don Massimo Ammazzini per la chiesa cattolica, dal rabbino capo Josef Levi per la comunità ebraica e da Stefano Gagliano per il consiglio dei pastori di Firenze. Al termine della cerimonia si è formato un corteo, preceduto dalla Filarmonica Rossini, che ha raggiunto Palazzo Vecchio.
Durante la cerimonia nel Salone dei Cinquecento l’assessorato all’educazione, in collaborazione con la commissione consiliare pace, diritti umani, solidarietà e relazioni internazionali, ha organizzato la lettura di alcuni brani tratti dal libro “Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza italiana” a cura dell’Associazione Culturale La Stanza dell’Attore, con la partecipazione di alcuni studenti del liceo classico Michelangelo.
«Le celebrazioni, talvolta, ci portano talvolta lontano dalle vite quotidiane – ha sottolineato l’assessora Giachi presentando l’iniziativa – questi fatti, invece, hanno segnato le vite di quelle persone. Pensiamo di dovere educare i più giovani attraverso le vite concreti di chi quei fatti li ha passati e non li ha potuti raccontare lasciando  solo poche parole su un pezzo di carta. Per questa amministrazione trasferire questa memoria ai più giovani è stato un obiettivo costante».
Nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio si sono susseguite iniziative delle associazioni che, all’interno de “Le Chiavi della Città”, hanno realizzato i progetti “Storia Viva”, “Piccoli Passi verso la Costituzione” e “Dalla Liberazione alla Nascita della Costituzione”. Poi la proiezione di filmati sulla Resistenza , l’Italia fascista e la Costituzione, a cura della sezione Oltrarno dell’Anpi e della Mediateca Nazionale. Gli esperti della Biblioteca Nazionale di Firenze hanno allestito la mostra “1946-1948 Repubblica, Costituente, Costituzione”. Nella programmazione anche la lettura scenica tratta dal libro “Fulmine, un cane coraggioso” con l’autrice Anna Sarfatti e le voci narranti Gianni Andrei e Lorenzo degli’Innocenti, a cura dell’Associazione La Nottola di Minerva. Sempre in Sala d’Arme sono stati esposti gli elaborati preparati dagli alunni e studenti delle scuole fiorentine.

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