Europee: candidati commissione, confronto ieri a Firenze. Schulz, Juncker,Verhofstadt,Bové: dibattito davanti a Napolitano

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A poco più di due settimane dalle elezioni europee del 25 maggio, quattro dei sei candidati in campo per la guida della Commissione europea – Jean Claude Juncker per i popolari, Martin Schulz per i socialisti, Guy Verhofstadt per i liberaldemocratici e José Bové per i verdi – si sono confrontati ieri nel salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze al termine della conferenza annuale ‘The State oh the Union’, che da quattro anni si tiene nel giorno della festa dell’Europa. Per la prima volta, grazie alle novità del Trattato di Lisbona, il voto per il Parlamento europeo peserà anche sulla futura scelta del presidente della Commissione. Assente a Firenze solo il greco e leader della sinistra alternativa Alexis Tsipras, impegnato nel suo paese; mentre per stessa scelta dei verdi che hanno due candidati alla presidenza, al confronto fiorentino ha partecipato Bové, considerato uno dei padri dei no-global, e non la giovane eurodeputata tedesca Ska Keller. Pur nelle differenze, tutti e quattro i candidati nel corso di oltre un’ora e mezza di confronto, davanti ad un parterre d’eccezione, a partire dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, hanno spinto sull’acceleratore del cambiamento di rotta e del rinnovamento. Moderati da Tony Barber del Financial Times, da Monica Maggioni direttore di Rainews24 e da J.H.H. Wiler, presidente dell’Istituto universitario europeo che ogni anno organizza l’assise fiorentina, opposti l’uno all’altro, si sono presentati esponenti politici ben noti nel panorama europeo. Ll popolare lussemburghese Jean Claude Juncker, 60 anni, è stato presidente dell’Eurogruppo dal 2005 al gennaio 2013. Il socialista tedesco Martin Schulz, 59 anni, è presidente del Parlamento europeo dal gennaio 2012; mentre il liberale belga Guy Verhofstadt, già premier del suo paese è attualmente presidente del gruppo dei liberaldemocratici nell stessa Assemblea. Anche Josè Bové, storico leader francese, conosce bene i palazzi di Bruxelles per essere stato eletto al parlamento europeo nel 2009. Se Martin Schulz davanti alla platea di Firenze ha insistito molto sulla lotta alla disoccupazione – “ci sono 27 milioni di disoccupati in Europa” -, Juncker ha puntato l’accento anche sulla necessità di avere un sistema di immigrazione legale e come ex presidente dell’Eurogruppo, sulla politica economica, ha difeso quello che è stato fatto. Risposte politiche e non tecnocratiche alla crisi sono quelle invocate dal verde Bové. “Se fossi presidente della Commissione europea non permetterei flessibilità” sui parametri macroeconomici, ha detto Juncker. Il criterio del 3% per il rapporto deficit/Pil “non possiamo cambiarlo” e quindi “bisogna guardare ad esso distinguendo fra spesa corrente e investimenti per il futuro: ha ragione Renzi quando sostiene di distinguere fra investimenti per il futuro e spesa corrente”, è stato il ragionamento di Schulz. Categorico invece Guy Verhofstadt: “Non possiamo abbassare le condizioni del patto di stabilità”; mentre il veterano del movimento ambientalista Bové ha sostenuto come nel vincolo del 3% nel rapporto deficit/Pil ‘non bisogna contare la spesa per gli investimenti’, che ‘dovrebbe cambiare natura’ e diventare da nazionale a comunitaria’. Per la futura Commissione europea, i quattro candidati hanno proposto ricette diversificate con chi come Juncker, ad esempio, è più attento al rapporto con i governi e chi invece come il verde Bové intende spingere sull’acceleratore per una maggiore capacità di spesa. Nel nuovo esecutivo europeo che sarà nominato con ogni probabilità nel prossimo autunno, quando l’Italia avrà la presidenza di turno dell’Ue, per il nostro Paese si fanno i nomi di due ex premier: Massimo D’Alema ed Enrico Letta.

Nella foto l’assessora alle politiche europee Cristina Giachi con il professor Joseph H. H. Weiler, presidente dell’Istituto universitario europeo

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