Tra il 27 maggio e il 27 luglio 1993 l’Italia pianse dieci innocenti, decine di feriti e danni irreparabili al patrimonio artistico. A 26 anni di distanza le oscure ragioni di quella strategia terroristica, che oltre Firenze colpì Roma e Milano, sono state quasi del tutto individuate: gli uomini che azionarono le autobombe in nome e per conto della mafia siciliana (ovvero Cosa Nostra), e chissà per quali altri mandanti, volevano costringere lo Stato a far marcia indietro sul ‘carcere duro’ per i boss mafiosi e sulla legge sui pentiti. Oggi, a 16 anni dalla scomparsa, Firenze ha ricordato Gabriele Chelazzi, il pubblico ministero che ha coordinato le indagini sulle autobombe del ’93-‘94: l’attentato a Maurizio Costanzo (a Roma), la strage di via dei Georgofili a Firenze e quelle di via Palestro a Milano e le due di Roma, a San Giovanni in Laterano e a San Giorgio al Velabro (oltre al fallito attentato al collaboratore di giustizia Salvatore Contorno nell’aprile 1994).
L’occasione è stata l’incontro svoltosi all’ex aula bunker di Santa Verdiana ed rganizzato dall’Associazione familiari vittime della strage di via dei Georgofili in collaborazione con Comune di Firenze, Città metropolitana e Regione Toscana.
“Oggi abbiamo ricordato Gabriele Chelazzi, un esempio di magistrato e di cittadino” ha detto la vicesindaca Cristina Giachi che, rivolgendosi soprattutto agli studenti presenti, ha voluto sottolineare “il valore di chi ha inteso il suo lavoro con forte intenzione, ma senza innamorarsi mai delle proprie tesi. Sono famose le sue riflessioni sulla pericolosità dei teoremi accusatori”. “La sua storia – ha aggiunto – ci ricorda, poi, il valore delle istituzioni come lo sguardo che raccoglie tutti cittadini insieme. Una comunità di cittadini e cittadine è possibile, e vitale, solo se ciascuno con la propria parte convinto che essere pienamente cittadini è il primo modo per realizzarsi come individui”.
“Fu uno dei massimi protagonisti delle indagini sulle stragi – ha ricordato Giuseppe Creazzo, procuratore capo di Firenze – è uno di quelli che grazie al suo lavoro appartiene alla storia di questo Paese: spicca per la sua altissima professionalità e per le doti investigative, per la proverbiale serietà e riservatezza che ne hanno fatto un modello di magistrato a cui tutti i magistrati aspirano”. Ricordando Chelazzi, Giovanni Melillo, procuratore di Napoli, ne ha evidenziato “la pazienza ragionata nel seguire le indagini, la cura certosina del particolare, l’esercizio di una straordinaria capacità di analisi dei fenomeni mafiosi e terroristici”. Ha parlato di “messa laica per rendere omaggio a tutta una vita spesa a fare il magistrato in un modo in cui nessuno di noi è stato in grado di fare” Giuseppe Nicolosi, procuratore di Prato, mentre Alessandro Crini, procuratore di Pisa ha evidenziato la “consapevolezza che tutti noi abbiamo avuto una formazione che ha risentito in modo rilevante della figura di Gabriele, cosa che ne nobilita il ricordo”. L’assessore regionale alla presidenza Vittorio Bugli ha detto che “da questa Regione è nata una generazione di magistrati che hanno compiuto atti così significativi da esser diventata modello per tutta la magistratura”. Per questo motivo Bugli ha annunciato “un progetto di digitalizzazione del materiale relativo ai processi per le stragi. Avremo a giorni una riunione che si spera sia quella definitiva per definire costi e contenuti”.
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