“Non sono più i giorni in cui l’Europa veniva ignorata in modo benevolo dai cittadini: ora riconosciamo l’importanza dell’Europa, ma la sua legittimità è sempre più sfidata nei Paesi membri”. Lo ha affermato Renaud Dehousse, presidente dell’Istituto Universitario Europeo, aprendo a Firenze l’edizione 2019 della conferenza europea ‘The State of the Union’, negli Archivi storici della Ue a Villa Salviati. Dehousse ha aperto i lavori del primo giorno della conferenza, introducendo l’intervento del ministro degli Esteri italiano Enzo Moavero Milanesi. Era presente la vicesindaca Cristina Giachi.
“Quanta cattiva educazione, quanta cattiva informazione sull’Europa ascoltiamo quotidianamente – ha sottolineato il ministro Moavero – fermarsi a riflettere è particolarmente importante alla vigilia delle elezioni Europee. Una riflessione importante sulle sfide e sulle opportunità, sulle possibili idee praticabili che possiamo affrontare insieme. Non possiamo non dirci europei, anche se a guardare le cronache sembrerebbe a volte di dover pensare il contrario anche chi critica ed è scettico verso l’Europa sviluppa forme di ragionamento fondamentalmente europee: è europeo anche lui, anche lei”. Secondo Moavero “non ce ne rendiamo conto appieno, ma tutti noi europei abbiamo sviluppato una sorta di sentimento di affiliazione europea, che se ci riflettiamo si è affiancato, sovrapposto al sentimento nazionale e locale che ognuno di noi ha”.
“L’Europa – ha proseguito il ministro degli esteri – ha difficoltà ad affrontare i grandi shock recenti come la crisi finanziaria globale e i flussi migratori, cosa che dimostra la necessità di una profonda riflessione e revisione istituzionale. Il sistema che si è cercato di introdurre con le revisioni dei trattati ad Amsterdam, Nizza, Lisbona, non dimentichiamo il tentativo di trattato costituzionale, non risolve la situazione, anche se con ognuno di questi passaggi c’è un segnale positivo, con maggiori decisioni a maggioranza in seno al consiglio. Tuttavia il sistema non è tale da consentire all’Europa di affrontare il grande fenomeno del nuovo millennio, che è la globalizzazione”. Alla fine degli anni ’80, dopo il lavoro sulla moneta unica, e quanto successo ad est, l’Europa “avrebbe dovuto cambiare passo, affrontare una profonda riforma delle istituzioni. Questo non è avvenuto o avvenuto in modo parziale”. L’Unione europea non è stata in grado di cambiare quando era il momento perché è mancata “la lungimiranza che caratterizza i leader di razza, quella lungimiranza che avevano i leader degli anni ’50. Ora siamo prigionieri di una quotidianità molto complicata”. Per il ministro Moavero “una nuova risorsa propria per il bilancio della Ue può essere rappresentata dall’emissione di titoli di debito europeo. Tutti gli Stati tutte le imprese, quando fanno acquisti maggiori prendono un finanziamento: perché l’Ue non potrebbe fare altrettanto?”.
“Rispondendo alle istanze dei cittadini – ha proposto – potremmo chiedere ai governi dell’Ue di concordare fra loro, con una sorta di patto, che le decisioni in politica estera siano prese a maggioranza. É rivoluzionario ma fattibile: oggi non c’è una vera politica estera dell’Ue, così come non c’è una vera politica di difesa dell’Ue, lo vivo da ministro nelle riunioni mensili”.
“Credo sia imprescindibile per l’Ue dotarsi di una politica comune per le migrazioni – ha osservato Moavero – occorre un piano di investimenti europei – ha spiegato – per investire nei paesi di origine o di transito dei migranti. Occorre una politica europea per stabilire la pace nelle aree limitrofe al nostro continente, e serve un’attività di assistenza ai migranti in modo che possano sapere, prima di partire, se hanno diritto all’asilo o la possibilità di trovare lavoro. Ho sentito dire in varie occasioni che non c’è una base politica europea per l’immigrazione. Non è vero: ci sono l’articolo 78 e il 79 dei trattato, vediamo le basi giuridiche, quello che c’è scritto, e chiediamo iniziative legislative che consentano di creare una vera politica dell’immigrazione a livello europeo. Per 7 cittadini su 10 è priorità, e 5 su 10 la considerano una questione europea”.
Per trovare risorse per l’Europa “possiamo pensare ad forme di tassazione europea che non devono gravare sui contribuenti che già le pagano nelle loro nazioni” ha aggiunto il ministro degli Esteri. Oggi le tasse non sono armonizzate in Europa” perché “manca l’unanimità”, e ciò favorisce “soggetti che fanno lo slalom, scegliendo dove andare a pagare le tasse”, ha rilevato spiegando che un’idea potrebbe essere “una riforma europea che non consenta di eludere le tasse, una tassa su società capogruppo, una Holding tass” Moavero ha indicato come un’altra possibilità “una tassa sui giganti della rete”, oppure “una sui grandi inquinamenti”. Tasse che “non graverebbero sul cittadino o sull’imprenditore ma su coloro che operano al di là di soglie molto elevate che scelgono dove pagare le tasse – ha concluso – e potrebbero avere un effetto positivo sul clima” o in altri settori “difesa, politica estera e sociale”.
Alle 18 Villa Salviati ospiterà il dibattito fra quattro candidati alla presidenza della Commissione europea per le prossime elezioni: Manfred Weber (Ppe), Frans Timmermans (Pse), Guy Verhofstadt (Alde), Ska Keller (Verdi).
