Nadia Nencioni aveva nove anni e scriveva poesie. Morì con il padre, la madre, la sorellina di pochi mesi e uno studente universitario di 22 anni nell’ esplosione che la notte fra il 26 e il 27 maggio 1993 squarciò via dei Georgofili e il cuore di Firenze. Era stata un’ autobomba di Cosa Nostra ad ucciderla. Tre giorni prima dell’attentato Nadia aveva scritto una poesia: «Tramonto». Ora i suoi versi diventano una canzone, cantata da un coro di 175 voci bianche. Il «coro di Nadia» è formato dagli alunni e dalle alunne dell’elementare «Nadia Nencioni», la scuola dell’Oltrarno intitolata proprio a lei e alla sorellina Caterina.
Per ricordarla gli alunni della Nencioni hanno preparato uno spettacolo di canzoni e stamani nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio si sono esibiti (divisi in due gruppi per motivi organizzativi, uno dalle 9 alle 10.30 e uno dalle 11 alle 12.30). Per tutto l’anno scolastico i piccoli cantori hanno studiato, scritto, provato, sotto la guida del maestro Matteo Ceramelli e della docente Mariangela Accordi. Nel Salone era stata allestita anche la mostra “La notte dei Georgofili” che documenta l’intera storia dell’attentato del 27 maggio 1993 a Firenze attraverso le foto e il lavoro giornalistico svolto dall’Agenzia Ansa.
La manifestazione si è aperta con una canzone scritta e musicata dai bambini che riprende, nel ritornello, alcuni versi proprio la poesia scritta da Nadia (che allora frequentava la scuola Lambruschini) il 24 maggio 1993, pochi giorni prima di quella tragica notte che squarciò Firenze e distrusse la sua famiglia: «Il pomeriggio/ se ne va/ il tramonto si avvicina/ un momento stupendo/ il sole sta andando via (a letto)/ è già sera, tutto è finito».
“Con le loro voci i bambini della scuola Nadia Nencioni hanno scritto una parola di bellezza su un fatto terribile – ha sottolineato la vicesindaca e assessora all’educazione Cristina Giachi nel suo saluto – stamani abbiamo aggiunto un nuovo pezzo di umanità e solidarietà a quella storia tremenda: a quei fatti si è risposto anche con la bellezza del canto. Non potremo mai impedire a qualcuno di compiere un fatto brutto ma sarà sempre possibile non farlo diventare l’ultima parola. Ci aiuta anche la bella mostra dell’ANSA con le foto dell’attentato e della reazione della città”.
