Un’Europa stretta tra la necessità di riforme interne e le sfide che le assicurino un futuro da protagonista in una dimensione globale. A Palazzo Vecchio, nel secondo e ultimo giorno della nona edizione di ‘State of the Union’, i leader europei non hanno nascosto le difficoltà ma non hanno deposto le armi. “L’Europa ha davanti a sé una sfida di portata storica: il grande progetto dell’integrazione deve recuperare identità e forza propulsiva”, è la foto dell’oggi scattata dal premier Giuseppe Conte che denuncia il male antico della tecnocrazia e invoca “un’azione coraggiosa” per” rilanciare la democrazia”. La chiave dell’indebolimento dell’Unione, per il presidente del Consiglio, sta in un deficit democratico che ha creato una “frattura” fra “élite politica e società civile”: la sua ricomposizione è una priorità che si declina sul doppio fronte della legittimazione delle istituzioni e delle garanzie ai cittadini di un futuro basato sulla crescita e non sull’austerità. “L’Italia sta compiendo ogni sforzo per offrire risposta a questo diffuso senso di sfiducia verso le istituzioni”, assicura il premier, che da un appuntamento preciso: quel Consiglio europeo di giugno che dovrà adottare l’Agenda Strategica dell’Ue 2019-2024 nella quale occorre definire “strumenti di assicurazione europea contro la disoccupazione e di protezione europea del salario”. A meno di un mese dalle elezioni europee del 26 maggio che ridefiniranno gli equilibri all’interno del parlamento europeo, Conte ne ricorda la centralità proprio in funzione di un rinnovato patto di fiducia. “E’ l’unica Istituzione europea direttamente legittimata dal voto dei cittadini” e rafforzandone “ruolo e poteri ” si dissolverebbe definitivamente la percezione diffusa che le politiche europee vengano decise da un ceto autoreferente di burocrati in sedi inaccessibili e privilegiate”. Il nuovo parlamento “potrebbe contribuire a riforme significative” e necessarie già da anni, osserva il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi. Istituzioni solide e credibili sono una base imprescindibile se l’Europa vuole ricoprire un ruolo globale e confrontarsi con interlocutori potenti come Russia e Cina, parti di ogni soluzione nelle crisi internazionali. “Isolarsi è impossibile, e rinunciare al dialogo sarebbe in contraddizione con i valori fondanti della nostra Europa”, ricorda il premier. Ma per fare questo serve un’Europa forte. E il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian mette in guardia contro le “forze centrifughe che in qualche maniera agitano il nostro continente e che hanno trovato nel referendum che ha deciso la Brexit tre anni fa la loro triste apoteosi”. Il presidente romeno Klaus Johannis ritiene che il rafforzamento dell’Ue passi anche attraverso un ulteriore allargamento: quello ai Balcani occidentali. Non era presente, invece, all’edizione di quest’anno, il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, impegnato a Milano.
