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Festeggiato in piazza Ognissanti il 14 luglio

Musica popolare e un dj-set. Ma anche un torneo di pétanque: una variante dello sport delle bocce, nata in Provenza, e tra le tre specialità proposte come possibili nuove discipline per le Olimpiadi del 2024. In omaggio allo storico legame tra Firenze e la Francia, consolato di Francia ed Istituto francese di Firenze, in collaborazione con l’Associazione Borgognissanti, hanno celebrato la ricorrenza del 14 luglio, Festa nazionale francese, in piazza Ognissanti. Presente anche la vicesindaca Cristina Giachi.
Dalle due regine Medici, Caterina e Maria, alla reggenza dei Lorena fino al 1860, per arrivare alla sepoltura di Carolina Bonaparte, sorella di Napoleone e moglie di Gioacchino Murat, nella chiesa di Ognissanti: la storia del capoluogo toscano è legata a quella di Francia molto più di quello che si pensi. Firenze, considerata capitale della cultura della nostra penisola, ideale luogo per lo studio della lingua e della letteratura italiana, è sede di uno dei primi istituti di cultura francese al mondo, fondato da Julien Luchaire il 27 aprile 1908.
“La presa della Bastiglia – ha sottolineato la vicesindaca Giachi nel suo saluto – ha lasciato al mondo tre parole: libertà, uguaglianza, fraternità. Non c’è dubbio che siano valori sui quali dobbiamo ancora lavorare; soprattutto la fraternità, che non è un generico essere buoni gli uni con gli altri, anche se essere buoni va sempre bene”. “Credo che la fraternità debba essere ciò che tiene unita una comunità – ha aggiunto – e, come diceva Cicerone, appartenere a una communitas significa condividere ‘munera’, cioè doveri, degli uni verso gli altri: il dovere di garantire l’accesso all’acqua, il dovere di lasciar accendere il fuoco dal proprio fuoco, il dovere di dare un’informazione fedele, leale, al viandante che chiedesse la strada, o al concittadino che chiedesse un consiglio”. “Beni preziosi per conservare la vita propria insieme a quella degli altri in un mondo ostile – ha concluso la vicesindaca – ci insegna che la solidarietà non significa un essere buoni che spesso pensiamo di non poterci permettere, ma custodire ciò che serve a ciascuno di noi per vivere, per esistere come singoli all’interno di una comunità”.