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Intitolata a Lando Conti la piazza di fronte a Palazzo di Giustizia

É stato intitolato a Lando Conti, l’ex sindaco di Firenze ucciso il 10 febbraio 1986 dalla Brigate rosse, il piazzale di fronte al palazzo di giustizia. La cerimonia si è svolta stamani alla presenza, tra gli altri, del figlio Lorenzo, della vicesindaca e assessora alla toponomastica Cristina Giachi, del vicepresidente vicario del consiglio comunale Emanuele Cocollini, del presidente del Quartiere 4 Mirko Dormentoni, della presidente del tribunale Marilena Rizzo e di Caterina Romagnoli Chelazzi.
“Con questa intitolazione mandiamo un messaggio per l’oggi – ha sottolineato la vicesindaca Giachi – un messaggio che dice di un modo di fare politica che ha sempre considerato l’interlocutore un avversario e mai un nemico, di uno stile di impegno nella politica e nelle istituzioni che ha sempre collocato al giusto posto le priorità, sapendo che le persone vengono prima e che i rapporti umani sono un tesoro da custodire al di là di ogni orientamento di pensiero e ideologico. Questo è stato uno degli insegnamenti di Lando Conti”. “É stato un servitore delle istituzioni – ha aggiunto – che lo ha visto, negli anni, ricoprire ruoli di responsabilità. Un impegno stroncato troppo presto ma vissuto con quella decisione e trasparenza di intenti che sono stati la cifra della sua militanza politica. Lando Conti fu ucciso mentre si recava al consiglio comunale. A Conti, che al tempo del suo impegno nell’amministrazione comunale si era occupato di progettare il futuro di questa parte della città, abbiamo intitolato una piazza significativa, che si trova in un luogo simbolo della città che cambia, che cresce e che guarda al futuro”.
Conti fu ucciso il pomeriggio del 10 febbraio 1986. Aveva 52 anni ed era padre di quattro figli, Leonardo, Lapo, Lorenzo e Stefano.
I terroristi gli tesero l’ agguato a Ponte alla Badia, alla porte di Firenze. Conti aveva lasciato poco prima casa sua per andare in Palazzo Vecchio, dove era in corso la seduta del consiglio comunale. Una Uno rossa affiancò l’ auto dell’esponente repubblicano. Partirono i primi colpi. Conti perse il controllo della macchina. Un brigatista scese e lo finì con un’ altra scarica di proiettili.
Il pubblico ministero Gabriele Chelazzi, che condusse le indagini e riuscì ad ottenere quattro condanne (all’ergastolo Maria Cappello, Fabio Ravalli e Michele Mazzei e a 30 anni Marco Venturini) era convinto che almeno altri 7-8 assassini fossero sfuggiti alla cattura.