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Prove virtuali d’alluvione al museo Bardini

Una diga di 45 metri in Pvc (un materiale termoplastico ricavato da materie prime naturali) in grado proteggere il museo Bardini dalle inondazioni. Questa mattina, a poco meno di un mese dal 53° anniversario dell’alluvione del 1966, il Comune di Firenze ha eseguito un test di difesa idraulica di un luogo d’arte nei pressi dell’Arno.
“Oggi, in occasione della prima giornata fiorentina della protezione civile – ha spiegato la vicesindaca Cristina Giachi che è anche assessora alla protezione civile – abbiamo fatto un primo test-esercitazione di un sistema di salvaguardia che viene dalla Francia. Le autobotti hanno simulato un’ondata di piena riversando in poco tempo 45mila litri di acqua”.
L’impianto funziona come una paratia, come una diga che si alza quando l’ondata cresce bloccandola e impedendo l’ingresso dell’acqua nell’edificio.
É stato scelto il Bardini, che custodisce opere di Donatello e Della Robbia, perchè è vicinissimo all’Arno e già nel ’66 fu semidistrutto dall’acqua.
Il rotolo di Pvc entra in funzione da sé dopo essere stato steso. La barriera a diga riesce a essere perfettamente efficace, garantendo protezione fino al raggiungimento di due metri dell’acqua esondata.
“É molto importante trovare sempre nuovi mezzi di protezione dei beni culturali – ha aggiunto la vicesindaca Giachi – questo è un progetto sperimentale e se funzionerà, come sembra, ci disporremo a raccogliere le risorse per acquistarli nella quantità necessaria per proteggere i musei fiorentini”. “Questo sistema è così versatile – ha concluso – che acquistandolo può consentire di proteggere altri ambienti o sezioni della città. Può essere adoperato anche in prossimità del fiume. A Parigi, ad esempio, dispongono queste barriere lungo la Senna nei punti dove i parapetti si abbassano e l’acqua rischia di uscire”.